Monitor per pc, le 4 tecnologie dei pannelli

Chi sta per comprare un nuovo monitor per pc non può non sapere cosa significa tecnologia del pannello, anche perché non ce n’è una sola, ma quattro. Di cosa si sta parlando? Sicuramente, in ambito informatico si è sentito dire qualcosa sulle tecnologie del pannello, ma se non si ha chiaro il concetto non si può fare una scelta consapevole. In cosa differiscono queste tecnologie applicate a un display, piuttosto che a un altro? L’evoluzione galoppa a ritmi sostenuti, quindi quello che ieri era avanguardia, oggi è preistoria. Così anche in questo settore, dove fino a qualche anno fa si parlava di monitor Crt (cathode-ray tube), in soldoni il tubo catodico. Oggi quegli ingombranti pannelli, poco amici dell’ambienti, non si trovano più in commercio, sostituiti dai nuovi modelli a Ldc, a cristalli liquidi (Liquid Crystal Display). In cosa si differenziano, allora? Non tutti, infatti, hanno le stesse caratteristiche.

A fare la differenza sono la tecnologia del pannello e il tipo di retroilluminazione. Intanto, perché si chiama display a cristalli liquidi? Il classico monitor così battezzato contiene, in realtà, un liquido chiuso a sandwich fra due superfici in vetro venate di contatti elettrici. Il passaggio della corrente colora il liquido in ogni porzione generando immagini. Oggi gli schermi Lcd si sono estesi a molto prodotti sul mercato, dai display degli smartphone agli schermi di altri dispositivi. Uno schermo Lcd può essere implementato in diversi modi, a seconda delle tecnologie costruttive dei pannelli, che possono essere:

– TN (Twisted Nematic) la tipologia più diffusa di pannelli per pc, caratterizzata da una svelta tempistica nelle risposte, ottima per il gaming, e da un’economicità nella fattura. Lo svantaggio sta nell’avere una gamma cromatica ridotta e un angolo di visuale risicato in confronto ad altre tecnologie, sconsigliata per lavori di grafica e disegno.

– IPS (In-Plane Switching) indicativa della mappatura dei pixel sul pannello, una forma evoluta della TN che ottimizza il colore e l’angolo di visuale. Ha, però, il difetto di supportare una reattività inferiore alla TN, ma negli ultimi modelli questo limite è stato superato, anche nel gaming.

– MVA (Multi-Domain Vertical Alignment) evoluzione della VA concepita da Fujitsu negli anni ’90 senza successo, in quanto omologhi dei TN, mentre questa variante migliorativa si è affermata sul mercato per le buone performances cromatiche.

– PVA (Pattern Vertical Alignment) tecnologia ‘figlia’ di Samsung particolarmente indicata per la realizzazione dei monitor per pc curvi, al pari della MVA ottimizza lo spettro cromatico.